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extrasistoli: tachicardia parossistica sopraventricolare

Codice domanda: HH/2M58537

Domanda

Gent.le Dottore, Le scrivo per porLe il mio quesito visto che ancora dopo numerose visite sento pareri contrastanti. Ho 32 anni, peso forma e pratico podismo amatoriale da circa 4 anni: faccio mezze maratone, mi alleno 4 volte per settimana e corro anche per 2:30h in allenamento. Ho fatto diverse visite cardiologiche poiché circa 5 anni fa ho iniziato a percepire delle extrasistoli (che se ne vanno e vengono in periodi dell'anno) giudicate poi benigne (Holter nativo, Ecoecg solo lieve prolasso valvola mitrale). Ogni anno faccio ecg sotto sforzo e massimale per l'abilitazione alla pratica agonistica. In quattro anni di attività però ho riscontrato almeno 10 volte l'esperienza che descriverò qui di seguito.
Ieri sera, dopo un'ora di corsa moderata, durante la quale mi sentivo benissimo (ma non spingevo perché l'allenamento non lo prevedeva) mi trovo improvvisamente a 170bpm senza però avere il fiatone. Allora diminuisco ulteriormente per recuperare. E niente, faccio metri su metri (in leggera discesa) e non recupero. Allora mi fermo e ancora niente. Per scendere di pulsazioni ho dovuto fare la "manovra" che consiste nel rannicchiarmi e di colpo passo da 170 a 148bpm. Allora un po' stordito mi rialzo e riparto praticamente alla stessa velocità di prima senza però superare mai i 155pmb. Così vado avanti ancora per 20min fino a quando a 200 metri da casa provo ad accelerare un po' per vedere se andando a 170bpm recupero in modo normale o meno. Mi fermo e di nuovo bpm a 170 con assenza di recupero. Metto la mano sul cuore e sento distintamente ogni tanto qualche "mancanza" di battito. Passano i secondi e niente... ancora per recuperare devo rannicchiarmi. Poi salgo i casa a bere ma le pulsazioni non mi scendono più sotto dei 140bpm. Passano i minuti e niente. Sarà l'agitazione ma a 'sto punto prendo la palla al balzo e memore delle ultime parole del cardiologo sportivo ("bisognerebbe poter monitorarti durante gli episodi di tachicardia") faccio un salto in pronto soccorso per farmi fare un ECG al volo.
Ovviamente tempo di arrivare in loco i battiti sono scesi a 110. Dopo un'ora mi accoglie il dott. di turno che può solo ascoltare il mio racconto e constatare l'asintomatologia del disturbo. Scrive poi "Riferito sotto sforzo verosimile episodio di TPSV". Chiama però in cardiologia dove è di turno uno specialista aritmologo e mi manda a fare una chiacchierata con lui. Io gli spiego nel dettaglio l'esperienza che ho avuto (e le altre che ho avuto in passato una decina in tutto nei 4 anni della pratica del podismo). Il fatto è che generalmente sotto sforzo arrivo a 170 e anche a 180bpm. Ma mi rendo conto di essere sotto sforzo; cioè la velocità (o la pendenza della strada) e la respirazione sono in sintonia con lo sforzo sostenuto e il bpm. In questi casi (che sono la maggior parte delle volte che mi alleno) noto anche un'immediata reazione dei bpm ad ogni mia minima accelerata o deceletara: come diminuisco leggermente inizio subito a recuperare gradualmente... di qualche battito magari, ma recupero subito. Nei casi di tachicardia, invece mi accorgo di essere alto di pulsazioni solo perché guardo il cardio in seguito a sensazioni di qualche battito in gola o sensazioni di extrasistoli. Lo sforzo e la respirazione, però, non sono affatto da 170 e oltre. E come sempre capita diminuisco ulteriormente l'andatura per vedere se recupero e questo non accade neanche quando mi fermo. Anzi spesso i pbm aumentano gradualmente da fermo fino a quando non faccio la "manovra".
Lo specialista mi ha riferito che dalla descrizione degli episodi potrebbe trattarsi di tachicardia parossistica sopra ventricolare scatenata da una particolare extrasistole che mi mette in corto circuito il sistema elettrico del cuore. È un ipotesi ma la potrebbe verificare solo con un esame particolare nel quale, tramite un elettrodo introdotto attraverso la cavità nasale, vanno a ricreare le extrasistoli a riposo e sotto sforzo, per vedere se si innesca la tachicardia. Mi consiglia di fare l'esame e per il momento di non sospendere l'attività fisica anche intensa perché "se qualcosa doveva succedere sarebbe già successa".
Lei cosa ne pensa?

Risposta

E’ molto verosimile – a giudicare dalla descrizione (ottima, complimenti) del quadro - che si tratti di una TPSV (tachicardia parossistica sopraventricolare). Non mi sembra necessario ne’ fare l’esame (perche’ la diagnosi e’ pressoche’ certa) ne’ interrompere l’attivita’ fisica (poiche’ si tratta di una aritmia non pericolosa). Se gli episodi restano sporadici e regrediscono facilmente con le manovre “vagali” (come quella di rannicchiarsi) non e’ necessaria neanche una particolare terapia. Se si intensificano si potra’ prendere in esame un trattamento farmacologico o con procedure ablative, ma adesso non mi sembra il Caso di pensarci.

A cura di Tuttocuore.it
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