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colecistectomia: sindrome post-colecistectomia

Codice domanda: GG/2G39664

Domanda

Ho scoperto di soffrire di sindrome post-colecistectomia avendo numerose scariche diarroiche, soprattutto dopo i pasti. sono stata operata di colecistectomia 8 anni fa. da un anno prendo la"colestiramina" 2/3 bust. al giorno (con buon beneficio anche se non totale), conoscendone però gli effetti collaterali lo assumo saltuariamente soprattutto se devo stare fuori casa per lavoro o altro. vorrei sapere se esistono alimenti che possono aumentare la quantità di bile prodotta, se esistono rimedi chirurgici (ho subitoanche una papillotomia durante l'intervento), se potrò continuare per sempre la terapia con tale farmaco o se ne esistono altri, ed infine come potrebbe evolvere tale condizione. ringrazio anticipatamente per la preziosa risposta.

Risposta

Il termine “Sindrome Post-Colecistectomia” (SPC) descrive la presenza di sintomi dopo la colecistectomia. Questi sintomi possono rappresentare sia la continuazione dei sintomi che si pensava fossero causati dalla colecisti sia lo sviluppo di nuovi sintomi, alcuni dei quali causati proprio dalla rimozione della colecisti. SPC è causata da alterazioni nel flusso biliare dovute alla perdita della funzione di “serbatoio” della colecisti. Il primo problema che può insorgere è il continuo flusso di bile nel tratto digerente alto, che può contribuire alla esofagite ed alla gastrite. La seconda conseguenza è legata al tratto basso dell’intestino, causando diarrea e dolore addominale. SPC si presenta in circa il 14% dei pazienti. I pazienti con sindrome del colon irritabile possono essere aiutati mediante l’uso di farmaci antispastici o sedativi; la colestiramina (Questran) è di aiuto per i pazienti che si presentano con sola diarrea; antiacidi ed inibitori della produzione di acido cloridrico possono essere utili per i pazienti con reflusso gastro-esofageo. La terapia chirurgica prevede la papillotomia per via endoscopica oppure intervento chirurgico diretto a intervenire su di una specifica causa. Un certo, piccolo numero di pazienti, infine, non hanno una causa individuabile e possono rispondere alla sfinteroplastica transduodenale.

A cura di Fegato.com
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