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sofferenza vascolare cronica: sofferenza vascolare cronica

Codice domanda: AEEBB7H59H

Domanda

Ho 72 anni.Recentemente sono andato fuori strada con l'automobile a causa di un probabile colpo di sonno o di un probabile attacco ischemico transitorio. Mi è stata prescritta una risonanza magnetica dell'encefalo e del tronco encefalico che ha messo in evidenza quanto segue: "Si apprezzano multiple, numerose, piccole e minute aree di alterato segnale, con prevalente iperintensità nelle sequenze a Tr lungo e in Flair, in corrispondenza della sostanza biancacortico-sottocorticale e profonda delle corone radiate delle regioni frontali, insulari, e parieto-occipitali bilateralmente, e in sede di centri semiovali, a distribuzione pressochè simmetrica, in parte anche confluenti, compatibili con la natura gliale degli esiti ischemici, in un quadro riferibile a sofferenza vascolare cronica sottocorticale. Discreta alterazione di segnale, con iperintensità in DP-T2 e in Flair, in sede periventricolare, riferibile a degradazione e gliosi riparativa della sostanza bianca su base micro-vascolare. In sede nucleo-capsulare bilateralmente si apprezzano multiple minute e puntiformi aree focali di alterato segnale, in parte riferibili a spazi perivasali ampliati (stato cribroso) e in parte a lesioni di di gliotico micro-infartuale (stato lacunare). A livello sottotentoriale, si apprezza cisti aracnoidea, congenita, dal segnale simil-liquorale in tutte le sequenze, che si dispone in sede retro-cerebellare a sinistra ed associata ipoplasia cerebellare. come reperto accessorio, si segnala ispessimento della mucosa dei seni mascellari."Il medico di base mi ha prescritto una capsula al giorno di Aggrenox 200 mg + 25 mg per la prevenzione dell'ictus, da prendere sempre. Ho recentemente effetuato anche un ECO-COLOR-DOPPLER P.W. DEI T.S.A. che ha messo in evidenza reperti nella norma per le Aa vertebrali, mentre per le Aa carotidi: a destra, spessore medio del complesso media.intima lungo l'arteria C.C. 0.7o mm. Presenza di ispessimenti medio-intimali focale alla biforcazione (spessore max 1.5 mm) senza evidenti stenosi; a sinistra , spessore medio del complesso media-intima lungo l'arteria C.C. o.80 mm. Non evidenza di placche lungo l'intero albero carotideo esplorabile.La mia domanda è se sia opportuno fare ulteriori accertamenti, in relazione al fatto che l'esame ha messo in evidenza "una sofferenza vascolare cronica sottocorticale". Da cosa può derivare questa sofferenza vascolare cronica? Esistono delle medicine che servano a prevenire e trattare i deficit neurolgici ischemici legati ad una riduzione dell'efficienza della circolazione sanguigna cerebrale? Mi sto avviando verso la demenza senile? E' opportuna la visita di uno specialista neurologo o neurochirurgo? Grazie molto per una risposta.

Risposta

Caro Signora, i reperti che descrive nella RM encefalo sono certamente quelli di una cerebropatia vascolare cronica, probabilmente legata ad una condizione di arteriolosclerosi. L'arteriolosclerosi è l'indurimento e ispessimento della parete delle ramificazioni più piccole delle arterie del cervello, che quindi non riescono ad adeguare il flusso ematico alle circostanze di richiesta metabolica del tessuto. E' assai frequente, in persone con fattori di rischio vascolare (ipertensione, diabete, fumo, età oltre i 65, dislipidemia), una certa "discrepanza" tra i reperti per immagini (RM, TC) e la reale capacità cognitiva. D'altra parte, se lei fosse stato demente non avrebbe potuto scrivermi con tale dovizia di particolari e con appropriatezza logica e semantica. Questo deriva dall'enorme "riserva funzionale" del cervello, per cui tendiamo a mantenere le capacità apprese durante la vita anche con un minimo di struttura cerebrale residua. Cosa c'è da fare? Purtroppo oggi non conosciamo farmaci che riescano a "riportare indietro" le lesioni ischemiche cerebrali. Possiamo solo ridurre la velocità di progressione delle lesioni attraverso la rimozione dei fattori di rischio rimovibili (nel diabete è fondamentale il controllo glicemico stretto, checchè dicano molti medici, cosi come il controllo costante della pressione arteriosa, sia durante la notte che di giorno). Poi esistono farmaci che temporaneamente ottimizzano i fenomeni di neurotrasmissione cerebrale, però non migliorano la riserva funzionale, anzi alla lunga tendono a consumarla. L'esercizio mentale, specie nelle persone istruite che possono dedicarsi a compiti più complessi, è uno dei fattori di protezione più potenti: infatti le fasce di popolazione con maggiore scolarità e ancora impegnate lavorativamente (o con hobby impegnativi) sono quelle più preservate dal declino cognitivo legato a questo tipo di malattia cerebrale. Saluti

Dott. Massimo Barrella
Policlinico Casilino, Servizio di Neurologia, Roma
Ospedale Sacco, Istituto di Endocrinologia, Milano
Rome American Hospital, Centro di Terapia delle Algodistrofie e Algie Croniche, Roma

A cura di Paginemediche.it
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